MA: I “libri animati” nascono per un pubblico adulto, come gli anatomical flap books o i manuali associati alla Confession Coupée. Tuttavia, ad oggi la parola pop-up ci fa subito venire in mente l’infanzia e i libri per bambini. Secondo lei, a cosa si deve il cambiamento nella fruizione di questa tipologia di libri?
GC: Con i nuovi metodi dell’investigazione scientifica i libri animati persero la centralità che ebbero nel XVI e XVII secolo, anche se i dispositivi cartotecnici come le volvelle e i flap perdurarono a lungo in applicazioni pratiche e soprattutto nei libri mobili per l’infanzia che tra la metà del Settecento e l’inizio del Novecento conobbero il periodo di maggiore
espansione, sia per quantità che per varietà di formati e di meccanismi cartotecnici. Gli anatomical flap books conosceranno una fortuna di più lunga durata, fino alle soglie dell’Ottocento e oltre, quando avrà inizio la produzione editoriale di atlanti anatomici di raffinata fattura. Diverso il caso delle volvelle, impiegate prevalentemente nei trattati astronomici ancorati alla visione aristotelico-tolemaica dell’universo. La rivoluzione copernicana prima e quella galileiana poi rappresentarono un cambio di paradigma che richiedeva, infatti, l’uso di strumenti di modellizzazione diversi dalle volvelle. Guardando
alla produzione di libri illustrati e interattivi delle scienze del cielo, va osservata la netta prevalenza della divulgazione di teorie aristotelico-tolemaiche della ‘vecchia scienza’, le quali ben si prestavano sia a rappresentazioni schematiche sia all’uso di strumenti mobili incorporati nel paratesto. Infatti, la rappresentazione del ben più complesso modello copernicano avrebbe tardato ad affermarsi anche perché sarebbe stata di difficile astrazione per mezzo di meccanismi basati solo sull’uso di volvelle e lancette. Se – come abbiamo visto – nel XVI secolo l’illustrazione aveva acquisito crescente importanza anche rispetto al testo, proprio in virtù della sua stretta correlazione con le scienze naturali – che fondavano il loro metodo sull’osservazione diretta (la botanica e la zoologia, innanzitutto) –, per quel che concerne le discipline astronomiche essa era servita perlopiù per scopi ostensivi e, quindi, alla raffigurazione dei modelli e dei calcoli matematici. La pratica di una rappresentazione realistica arrivò tardivamente, in particolar modo nel XVII secolo e solo dopo la rivoluzione
galileiana.
Il punto di contatto tra la storia del libro animato antico e quello moderno destinato all’infanzia è costituito dai turn up book (o libri metamorfici) diffusi fin dal 1650 in Inghilterra, con finalità di istruzione religiosa, di cui il primo conosciuto è The Beginning,
Progress and End of Man. Una rapida e significativa crescita che fu indubbiamente favorita dallo sviluppo di nuove
tecnologie, quali la cromolitografia, da alcune innovazioni di carattere produttivo nel settore della stampa e della fabbricazione della carta, nonché dal considerevole sviluppo di un mercato di libri specificamente destinato ai bambini. Rispetto ai modelli precedenti i libri animati per bambini presenteranno una gamma più ampia di dispositivi e di soluzioni cartotecniche, grazie anche al geniale contributo di alcuni autori, come i tedeschi Ernest Nister (1842-1909), Raphael Tuck (1821-1900), Lothar
Meggendorfer (1847-1925). Libri dai formati insoliti che combinavano l’incanto dei libri illustrati con la dimensione ludica del giocattolo, abbinando in modo verosimile la parola, l’immagine e il movimento in un’esperienza multisensoriale. Libri costituiti da un formato librario che nascondeva caratteristiche non librarie, che si animavano fisicamente, come le storie da essi narrate, con l’uso di leve, dischi e tiranti, libri che diventavano altro nel momento in cui si aprivano, o che si dispiegavano con sorprendenti effetti tridimensionali, come sarebbe poi avvenuto nella fortunatissima stagione dei libri pop-up.
MA: Quale approccio curatoriale avete scelto – Lei e Antonella Sbrilli – per questa mostra che combina allo stesso tempo la tutela dei manoscritti più antichi e l’interattività tra i libri e il pubblico?
GC: Abbiamo scelto di esporre i libri in apposite bacheche, accompagnate da pannelli didattici che ne raccontassero il contesto di produzione e le tipologie cartotecniche. Abbiamo poi pensato di affiancarvi alcune immagini di grande formato, quasi una zoomata su quelle più significative e, grazie alla sapiente opera degli allestitori, alcune rappresentazioni tridimensionali in grado di rendere allo spettatore l’effetto tattile del manufatto librario e dei suoi dispositivi mobili.
MA: Vari artisti contemporanei scelgono di adoperare il sistema di volvelle e flaps dei libri interattivi. Che tipo di futuro vede per i libri interattivi nell’attuale era digitale?
GC: Penso che la creazione di libri animati continuerà ad essere vitale, tanto più che i costi di produzione si sono abbassati per l’introduzione di espedienti tecnici (fustellatrici laser) e per la delocalizzazione di alcune attività produttive (ad esempio, l’assemblaggio dei componenti). Naturalmente, i libri animati trovano nell’ambiente digitale un terreno elettivo che consente
la creazione di soluzioni interattive assolutamente straordinarie.
MA: La mostra nasce da una collaborazione interdisciplinare fra le biblioteche della Sapienza e la Biblioteca universitaria Alessandrina. Trova che ci sia una giusta valorizzazione del patrimonio bibliotecario universitario?
GC: Ritengo che andrebbero moltiplicate le occasioni di valorizzazione del patrimonio librario della Sapienza, un patrimonio unico non solo dal punto di vista quantitativo (circa tre milioni di volumi) ma anche e soprattutto qualitativo, per la varietà delle sue collezioni e deisuoi fondi speciali e rari. Ebbene, le mostre bibliografiche possono funzionare da volano per dare nuova vita ai libri e un diverso punto di vista per il loro utilizzo.