Venerdì 20 gennaio, presso l’Aula magna del Rettorato, si è svolto un incontro dedicato al fenomeno dei migranti minori non accompagnati che lasciano alle spalle il proprio Paese in cerca di una alternativa possibile. L’iniziativa ha previsto la presentazione del volume “Il Bagaglio” di Luca Attanasio (Albeggi Edizioni), un libro inchiesta che analizza il fenomeno attraverso due approcci. Il primo, quello della narrazione, racconta la storia del giovane ivoriano Mohamed Keita, fuggito a 13 anni dal suo paese, flagellato dalla guerra civile, dopo la morte dei genitori e giunto in Italia dove si è formato nella sua attuale attività di fotografo. Il secondo, con un taglio giornalistico, propone un approfondimento su come i flussi migratori che riguardano i minori siano cambiati a partire dal 2013, sulle misure approntate e le risposte di accoglienza elaborate a livello istituzionale e nel mondo dell’associazionismo.

Una storia nella storie, quella di Mohamed Keita, che si sovrappone a quella dei circa 26.000 minori stranieri giunti in Italia nel 2016 e che è stato il tema affrontato dai partecipanti all’incontro. Dopo l’apertura dei lavori da parte del Rettore Eugenio Gaudio, sono intervenuti Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo; Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero degli Interni; Luca Attanasio, Giornalista e scrittore, autore del volume presentato; Mohamed Keita, autore della mostra fotografica e Diego Bianchi, giornalista e conduttore televisivo di Gazebo, che con i suoi racconti sui campi di accoglienza, il filo diretto con Lampedusa e da ultimo il reportage dal Ciad, contribuisce a ri-costruire la narrazione dei migranti in Italia e in Europa. L’iniziativa è stata coordinata da Mario Morcellini, consigliere alla Comunicazione.

A seguire, è stata inaugurata la mostra fotografica “Going Back” di Mohamed Keita, a cura di Susanna Gulinucci, allestita presso il Museo laboratorio di Arte contemporanea, sempre nel palazzo del Rettorato, che offre allo sguardo dei visitatori i segni di una sensibilità rara e matura, cresciuta nelle esperienze compiute e restituita grazie all’inclinazione e al talento naturale nel ritagliare la parte che racconta il tutto.